Allievo Maurizio Gessa, Matricola 642

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Dopo il Morosini ho frequentato Scienze Politiche a Padova, ed ho iniziato a Lavorare in diverse agenzie di Pubblicità, con incarichi di Direttore e Amministratore Delegato. Dieci anni Fa ho creato a Verona, dove mi sono stabilito, una mia struttura, la DMA&P che lavora per grandi Aziende nazionali ed Internazionali nell'ambito dei Progetti Speciali di Comunicazione. Sposato nell'87, mi sono separato nel 2000. Ho due bambine, Chiara di 7 anni ed Elena di 5. Suono ancora la chitarra, ma solo ogni tanto...

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… Si può descrivere un brivido…?
Ci sono momenti in cui, guardando le pagine che Max continua a regalarci, la memoria viene improvvisamente sollecitata ad un balzo temporale improvviso. Le immagini e i ricordi, evocanti ed evocati, rappresentano solo il carburante… la destinazione del volo è quasi sempre la stessa…. il viaggio a Venezia con mio padre per le prove psicoattidudinali. Sono grato a quegli strani scherzi del cervello per cui alcune situazioni si fissano nella memoria in modo completo, quasi un "seleziona tutto – copia – incolla" una masterizzazione destinata a rimanere immutato sul CD dei nostri ricordi più cari. Ho perso mio padre poco più di un anno fa… gli volevo bene. Sapeste come mi manca, e come mi è mancato in questi lunghi, difficili mesi… Di quel giorno, inspiegabilmente, se non per incanto, rivivo intatte tutte le sfumature di un settembre dolcissimo. Il volo plana sempre, dapprima, verso dei veloci flash di luce, riflessi sull'acqua, paratie di ferro grigio e legno lucido dei vaporetti che sfilano in primo piano davanti agli occhi, marmi acquosi – riflessi sulle onde – in sprazzi di bianchi, di beige, di grigi, di chiaroscuri lacustri, danzanti nel grigioverde di mobili azzurrità… Alle immagini si associano turbinii di profumi e di odori: quello della nafta sposato al putrescente miscuglio di cibo, merci ed umanità che è l'odore di Venezia… l'odore del sole, che ha un suo odore, fatto di calore vitale, e l'odore dell'umidità, che li riunisce tutti, che è un odore liquido, che ti penetra nei pori e nella gola, e dagli occhi ti scende nel naso e sulla lingua, e si trasforma nel canto della tua gioventù…
Il volo stacca, e ti ritrovi a terra. Fra gli alberi di S. Elena…
Adesso le immagini sono una danza di verdi e marroni, tagli di luce fra gli alberi, controcanti di gabbiani e di rumori di motori… il gemito esasperato del motore del vaporetto che sale di giri, che ogni volta è un arrivederci, quello veloce e schivo di un motoscafo che plana, quello arrancante di un topo che avanza lento e inesorabile, richiami di madri a bimbi distratti, l'incedere di un vecchio…
I colori… ricordo i colori come una tavolozza piana, distesa su un futuro incerto, che non mi spaventava… Mio padre – finora assente dal volo - si materializza sempre là… sul viale di S'Elena, sotto la volta arborea, un po' in penombra… E' al mio fianco, ma non mi parla… Si limita a camminarmi vicino… sento la sua presenza, la sua forza, il suo orgoglio, e un po' anche la mia stessa paura della prova… siamo insieme in questa avventura… è uno dei rarissimi momenti "nostri" che custodisco dentro di me…Torno in volo, sfioro gli alberi… sento il loro respiro e l'ombra umida del mattino… Vedo la mia mano tendersi, e quella di mio padre stringerla… Restiamo così, per qualche passo silenzioso… finchè la coscienza di "essere grande" spezza l'attimo… e corro verso il ponte, girandomi ad attenderlo con un sorriso trepidante e improvvisamente spaventato… Lo rivedo così, camminare verso di me, sereno e fiducioso di quello che mi aveva insegnato… Spero di ritrovarlo così, quando ci riuniremo ancora…e di potergli dire finalmente "Ti voglio bene, padre"…