IL RICHIAMO DELLA FORESTA




Luglio 1976, come molecole impazzite dopo il big bang dell'esame di maturità, ognuno di noi ha seguito percorsi misteriosi ed a volte inaspettati, dimenticando, o fingendo di farlo, la casa comune che ci accolse ed ospitò per tre apparentemente lunghi anni.

Certo eravamo in overdose di Collegio, di studi, di stress da esame, e forse, anche stanchi di vedere le solite facce. Ne avevamo di sogni, la vita ci bruciava dentro e tutto ci sembrava troppo lento, il nostro cuore era gonfio d'orgoglio e di speranze, ce l'avevamo fatta!

Ricordo che pensavo, passeggiando per l'ultima volta in campaccio: "questo è un punto fermo, un traguardo nella mia vita, ho dimostrato qualcosa a mestesso ed al mondo". Sono passati vent'anni, non posso negare le mie considerazioni di allora, tuttavia sono cambiate le prospettive, il ricordo di quest'esperienza si addolcisce e si stempera in un languore nostalgico, non solo si rimpiange il Collegio, ma soprattutto i nostri anni verdi, gli antichi entusiasmi, il ridere insieme spensieratamente e per un nonnulla.

Personalmente non mi posso lamentare, laureato, un lavoro più che soddisfacente, una bella famiglia. Perchè allora questo scorrere di ricordi e considerazioni sembra sempre prendere una piega triste? Stranamente quando rievoco quegli anni il mio umore varia se sono solo o con se lo faccio assieme ad un compagno di quel viaggio.

Forse ritrovandoci si rievoca sempre e solo l'aspetto goliardico della vita di collegio, mentre in solitudine si rimpiangono momenti più intimi, che difficilmente voglamo esternare. Tuttavia siamo qui, presi nella routine quotidiana, anno dopo anno, a confrontarci con noi stessi e con gli altri, comunque memori di un'adolescenza diversa da quella della maggior parte dei nostri conoscenti, in un mondo dove le decisioni spettano a noi: non c'è più il rassicurante "Manuale dell'Allievo" che stabilisce i ritmi ed i comportamenti per ogni ora della nostra giornata.

Poi, in un momento di visita al Collegio, tutto si ricompone come allora, sembra di aver attraversato un diaframma invisibile tra presente e passato, mi guardo intorno con ansia : "...dove siete Angelo, Mario, Paolo, Carlo, Francesco....non fate scherzi, sono qui, sono tornato, ho appena lasciato la borsa con i vestiti borghesi da Orfeo, mi ha ucciso coi suoi farciti, ho lo stomaco in fiamme ma sono felice, organizzeremo sicuramente qualcosa stasera per ridere un pò insieme........."

E' solo un attimo, poi la vista di altri ragazzi che potrebbero tranquillamente essere miei figli mi riconduce alla realtà; nessuno mi risponde, gli amici che ho cercato non sono venuti, avevano altro da fare... guarda, hanno messo le scale antincendio qui fuori... guarda, hanno sostituito la gru a mano con una elettrica giù alla cala velica... e così via, a misurare con la memoria gli inevitabili cambiamenti che il tempo impone anche ai nostri ricordi più cari.

Sono un vecchio lupo solitario che ha sentito il richiamo della foresta ed è corso in cerca di quella libertà che non troverò mai più. Sottili corde, invisibili ma infrangibili, mi legano ad una vita diversa, il mio tempo è trascorso, altre soddisfazioni, altri dolori mi separano da quell'esperienza: ma come è dolce e struggente, per un attimo, rivivere quegli anni !


Massimo Bertacchi, Corso Polaris, matricola 632, Liceo Scientifico sezione B.